“Learning to combine typefaces is one of the best investments a designer can make: it teaches you how to be selective, patient and reasonable about design decisions.”
Quando ho aperto “Combining Typefaces” di Tim Brown, Head of typography per Adobe Typekit e Adobe Type, mi aspettavo l’ennesima lista di regole tipo “usa solo font della stessa famiglia” o “combina sans-serif con serif”. Insomma, la solita solfa.
Invece ho trovato qualcosa di livello un po’ “più alto”: un metodo per pensare alla tipografia.
Il libro è strutturato in 5 brevi capitoli:
- le basi per conoscere qualsiasi typeface;
- come pensare alla tipografia per differenti contesti;
- il processo pratico per scegliere i font;
- come valutare se una combinazione funziona davvero;
- analisi di 5 siti reali e delle loro scelte tipografiche.
Tim Brown parte da un presupposto onesto: combinare typeface è difficile, richiede pratica, e non esistono scorciatoie magiche.
Dopo averci schiaffeggiato con queste scomode verità, nelle varie (poche) pagine, snocciola però anche un framework solido per sviluppare la propria sensibilità tipografica.
“Combining Typefaces” non tratta la tipografia come un esercizio estetico fine a se stesso, ma come qualcosa che deve funzionare con criterio su schermi diversi, a dimensioni diverse, in contesti diversi.
Per quanto sia semplice e conveniente rimanere aggrappati con le unghie e con i denti ai soliti Arial, Roboto e compagnia bella, è importante imparare a valutare il contesto, andando a scavare nella storia dei caratteri tipografici che ci troviamo davanti.
Questo è ciò di cui parla Brown: il non fermarsi alla scelta superficiale, ma andare oltre, imparando a conoscere il carattere, a valutarlo e, di conseguenza, a contestualizzarlo in maniera sensata (testando ed iterando, ma questo già lo sappiamo).
Pur essendo una tematica sempre attuale, è importante considerare che “Combining Typefaces” è un ebook di qualche annetto fa (2013), quindi alcuni riferimenti possono risultare un po’ datati, ma i principi fondamentali restano solidissimi e senza tempo.
Altra cosa, anche se un po’ più marginale: essendo Tim Brown parte della famiglia Adobe, gli esempi sono legati ai font inclusi nella loro libreria. Chiaramente il metodo e la logica spiegati sono applicabili a qualunque font/typeface.
Questo brevissimo testo (una 60ina di pagine circa) può essere un valido aiuto per chi:
- sceglie sempre i soliti Google Fonts “sicuri” per paura di sbagliare;
- sente che le sue interfacce mancano di personalità;
- vuole capire perché certe combinazioni funzionano invece di affidarsi solo al caso.
In linea generale, “Combining Typefaces” aiuta a capire come approcciare in maniera differente e più profonda la scelta e l’utilizzo della tipografia nei nostri progetti, analizzando varie sfaccettature.
L’obiettivo del libro è chiaro: fornire un metodo per sviluppare il proprio gusto tipografico e aiutare a prendere decisioni consapevoli.
Lo consiglio? Sì, offre un punto di vista diverso e non scontato, cosa sempre utile per migliorare nella progettazione.
Altra cosa bella?
Oltre ad essere una lettura super rapida e snella, “Combining Typefaces” è disponibile per il download G-R-A-T-U-I-T-O!
Non avete scuse, correte a scaricarlo.







