Ultimamente ho sentito la necessità di colmare quella che vivevo come una grossa mancanza: da designer, non avevo mail letto il libro “Emotional design. Perché amiamo (o odiamo) gli oggetti della vita quotidiana” di Don Norman.
Sentendomi una cacca, detto-fatto, ho recuperato al volo il libro.
Me lo sono divorata in tempo zero.
Ma vediamo un po’ meglio di cosa tratta…
“Emotional design”, come sarà facile intuire dal titolo, parla di ciò che agisce sul nostro lato emotivo quando interagiamo con un prodotto, un servizio, una particolare situazione o un differente contesto.
Molto di ciò che vediamo del design è spesso solo la superficie. Sotto la punta dell’iceberg le emozioni lavorano di nascosto, contribuendo a dar vita ad esperienze uniche.
Don Norman, con la solita familiarità che lo contraddistingue, ci racconta una parte molto (erroneamente) sottovalutata del design, invitandoci nella sua quotidianità.
Nell’introduzione, amichevole e coinvolgente, ci racconta di 3 teiere, ognuna diversa dall’altra, a cui è legato per differenti ragioni: “la scelta dipende dall’occasione, dal contesto e soprattutto dal mio stato d’animo”.
La storia delle teiere illustra le diverse componenti del design di un prodotto: l’usabilità, l’estetica e la praticità.
In fase di progettazione, un designer deve prendere in considerazione materiali, metodi di realizzazione, costi, facilità d’uso e tanto altro. Molti, però, non riconoscono che esiste una forte componente emotiva nel modo in cui i prodotti vengono progettati e, in seguito, utilizzati.
Ed è proprio questo di cui, invece, parla Norman in “Emotional design. Perché amiamo (o odiamo) gli oggetti della vita quotidiana”.
Nel libro vengono catalogati tre livelli attraverso cui le emozioni vengono processate e si integrano nell’esperienza d’uso di un prodotto:
- livello Viscerale: riguarda la reazione immediata e istintiva a un prodotto, spesso legata a fattori estetici e sensoriali. È la prima impressione che un oggetto ci fa;
- livello Comportamentale: si focalizza sull’esperienza d’uso di un prodotto, sulla facilità con cui può essere utilizzato e sulla soddisfazione che questa facilità genera nell’utente;
- livello Riflessivo: coinvolge le emozioni più profonde e significative legate alla nostra identità, ai nostri ricordi e al modo in cui un prodotto si inserisce nella nostra vita.
Distaccandosi leggermente da quanto detto in “La caffettiera del masochista”, Norman spiega come un design di successo non deve solo mirare a ciò di cui gli utenti hanno bisogno, ma deve anche rivolgersi alla nostra mente, prestando attenzione alle nostre reazioni viscerali, alle nostre scelte comportamentali e alle storie che vogliamo che raccontino gli oggetti della nostra vita.
Di queste emozioni, spesso, non ci rendiamo conto razionalmente. Le viviamo e basta (ed è questo il bello).
Ho trovato riscontro delle emozioni di cui parla Norman anche nel modo in cui ho “vissuto” questo libro.
Dopo tantissimo tempo, sono andata in biblioteca a prendere in prestito il cartaceo. Il mio preferito.
Insieme ai contenuti interessanti, ho rivissuto delle cose che amo: sfogliare le pagine, annusare la carta con quel nostalgico profumo di libro usato, scegliere il segnalibro (per chi fa l’orecchio alle pagine esiste un girone dell’infermo a parte), guardare il libro di profilo per vedere a che punto sono arrivata.
Tutte cose apparentemente superficiali, ma che mi fanno venire più voglia di leggere, rispetto al formato digitale (per quanto comodo).
Il bello di Norman è che, spaziando tra design, ingegneria, psicologia e tanto altro, scrive libri che possono adattarsi alle più svariate categorie di professionisti.
Quindi, a chi consiglio questo “Emotional design. Perché amiamo (o odiamo) gli oggetti della vita quotidiana”?
A un casino di gente. Professionisti del design, del marketing, psicologi, sociologi e filosofi, e chi più ne ha, più ne metta.
Questo libro scorre che è una meraviglia, portando con sè tantissime informazioni che spesso ignoriamo e che, invece, hanno un impatto fondamentale nella vita di tutti i giorni.
Link affiliato







