Skip to main content
UX/UI

Vibe coding e il ruolo di UX/UI designer

By 29 Luglio 2025Novembre 1st, 2025No Comments6 min read

Vibe coding, ennesima novità, ennesimo conseguente boom di strumenti AI per la progettazione, sta volta, specificatamente di interfacce web.
Di vibe coding ormai ne parla davvero chiunque, scatenando una nuovissima ondata di fear of missing out (FOMO) e fear of trovarsi a vivere sotto a un ponte.
Tra allarmismi e patemi d’animo vari, a mio parere, possiamo però ancora tirare un sospiro di sollievo.
No, l’intelligenza artificiale non ci ruberà il lavoro. A meno che noi non glielo lasciamo fare.

Per rimanere al passo con i tempi, è importante per noi UX/UI designer imparare a familiarizzare con il vibe coding e con le varie novità che l’intelligenza artificiale porta nel nostro ambito.
L’evoluzione tecnologica, più o meno rapida, farà sempre parte della nostra professione. Tanto vale tirarsi su le maniche e cercare di integrarla nel proprio lavoro, invece che combatterla.

“Oh no! Ora i nostri clienti non avranno più bisogno di noi!”. Calma.
Questo tipo di “progettazione via prompt” democratizza a modo suo la creazione di interfacce, ma è importante ricordare sempre che non regala per magia competenze a chi utilizza questi strumenti.
Le competenze non sono un optional, a meno che non vogliate fare un lavoro di merda, sia chiaro.
Per intenderci, facendo un esempio senza troppe cerimonie: a Pincopallino non basterà scaricare Photoshop per trasformarsi in un graphic designer.
Senza studiare, Pincopallino rimarrà uno stronzo qualunque, ma con Photoshop sul computer. Fine.
Ci sarà sempre qualcuno che in futuro cercherà di sostituire noi designer, come c’è sempre stato in passato.
I “cuggini che usano il computer” e i “clienti faccio da solo”, dopo tutto, sono sempre esistiti, anche prima della AI.

Quindi, se invece di perdere del tempo a pensare alla tragedia, lo investissimo per cambiare punto di vista e modo di lavorare?
“Abbiamo sempre fatto così” lascia il tempo che trova, anche nella professione del designer.
Affiancare le nostre competenze con l’utilizzo di questi strumenti può facilitare il nostro lavoro, che sia per delegare, per avere nuove ispirazioni, per fare esperimenti e tanto altro, portando a una naturale evoluzione del designer da creator a curatore.

Scopriamo nel dettaglio cosa si intende per vibe coding e come il ruolo del designer potrebbe subire la sua ennesima digi-evoluzione.

vibe coding so hot right now meme Mugatu

Cos’è il vibe coding

Nella creazione di prodotti digitali, velocità e praticità diventano sempre più essenziali.
Qui entra a gamba tesa il vibe coding, approccio pensato principalmente per sviluppatori, product manager, CEO e tutte le persone con idee da trasformare in realtà.
L’obiettivo è quello di dare vita prototipi funzionali e veloci, senza l’obbligo di entrare nel dettaglio di un design complesso.

Questa nuova opzione di progettazione si basa sul concetto di “idea-first”: costruire rapidamente per testare e validare, senza “perdere tempo” nel perfezionismo estetico.

Attraverso l’uso del linguaggio naturale e dei prompt si descrive una funzionalità, un flusso o una feature, e la AI si occuperà di costruire il prodotto.
Il codice, in questo processo, diventa astratto: il focus è sulla comunicazione e sulla definizione di cosa si vuole ottenere, lasciando che l’AI traduca le idee in un prototipo funzionale.

Per quanto il vibe coding sia potente, bisogna ricordare che si basa su design e strutture esistenti, portando alla creazione in breve tempo di interfacce già viste e riviste (non originali), ma funzionali.
Questo processo può rivelarsi ideale per testare le ipotesi e raccogliere feedback dagli utenti reali, facendo un passo indietro rispetto al perfezionismo del design, e concentrandosi sulla validazione dell’idea e della journey.

Il vibe coding rappresenta sicuramente una nuova frontiera molto pragmatica per chi desidera agire velocemente, validare e iterare.
Lasciando una libertà limitata alla creazione di qualcosa di davvero nuovo, in certo senso, può risultare vincolante per un designer professionista che potrà rifarsi però in un secondo momento con strumenti e processi ad hoc.

AI e il ruolo del designer

Questa evoluzione continua e incessante del nostro ambito presenta tante sfide, ma anche altrettante opportunità per chi le sa cogliere.

L’integrazione degli strumenti di AI non sta solo cambiando la modalità con cui approcciamo il nostro lavoro, ma sta anche trasformando radicalmente la figura del designer.
Ci stiamo evolvendo da creatori pratici di artefatti a curatori di sistemi dinamici e intelligenti, focalizzati sulla strategia.

Si tratta di un cambiamento di rotta nel modo in cui affrontiamo i problemi di progettazione, fondendo il mondo della AI e quello UX, affiancandoci a interlocutori intelligenti (ma artificiali).
Questo tipo di progettazione assistita agevola sicuramente il lavoro, ma non è un lasciapassare per abbandonare il rigore della progettazione più “classica”. Il vibe coding non è una scusa per un lavoro di bassa qualità.

La sfida principale è quella di mantenere i nostri progetti a prova di umano, sfruttando l’automazione e comprendendo, allo stesso tempo, quando lasciare che sia l’AI a generare soluzioni e quando intervenire con l’intuizione da designer professionista.
Come in tutto, si tratta quindi di trovare il giusto equilibrio.
Questo nuovo scenario fa si che noi designer dedichiamo meno tempo al lavoro meccanico e più tempo a prendere decisioni creative e strategiche, istruendo contemporaneamente questi strumenti a nostro supporto.

Cosa dobbiamo aspettarci quindi?
Di sicuro di non trovarci a competere con questi tool e di non venire sostituiti.
L’obiettivo che dobbiamo porci come progettisti è quello di imparare a lavorare fianco a fianco con questi strumenti, sfruttandoli a nostro favore per ottimizzare il nostro modo di lavorare.

Strumenti del momento

Nella marea di strumenti di AI ch vengono partoriti ogni giorno, alcuni in particolare sono già riusciti a costruirsi una fama, spiccando più di altri dello stesso tipo.

Tra questi troviamo Bolt e Lovable, che risultano attualmente i più gettonati in ambito UI. Le interfacce che producono sono molto standard, ma con qualche martellata in più riescono anche a creare proposte abbastanza interessanti. Con il tocco magico di un designer, possono fare molto.
Anche Google ha tentato il colpo buttando fuori Stitch che però, poverino, ha ancora ha ancora un po’ di strada da fare in quanto a resa. Riuscirà il nostro eroe a eguagliare o superare gli altri?